Gioco d’azzardo e sovraindebitamento

In Italia il gioco d’azzardo non è più un fenomeno marginale: è una componente strutturale dell’economia dei consumi.

Nel 2024 la raccolta del gioco legale ha raggiunto 157,45 miliardi di euro, con una “spesa” effettiva dei giocatori – cioè raccolta meno vincite – pari a 21,5 miliardi.

Nel 2025, secondo i dati diffusi da Avviso Pubblico, associazione che riunisce enti locali (Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni) impegnati nella promozione della legalità democratica, della trasparenza amministrativa e nel contrasto a mafie e corruzione, sulla base della Relazione sul settore dei giochi pubblici, la raccolta è salita a 165,3 miliardi, con entrate erariali pari a 11,4 miliardi.

Dietro queste cifre non ci sono solo consumi, intrattenimento o gettito fiscale. Ci sono anche fragilità economiche, familiari e psicologiche.

Il Disturbo da Gioco d’Azzardo, o DGA, è riconosciuto come una dipendenza comportamentale: un comportamento persistente o ricorrente legato al gioco che può compromettere salute, relazioni, lavoro e stabilità finanziaria. L’Istituto Superiore di Sanità lo descrive come un comportamento problematico con conseguenze cliniche e sociali rilevanti.

Il passaggio dal gioco al debito è spesso graduale. Prima si usano risparmi personali, poi carte di credito, prestiti al consumo, anticipi di stipendio, finanziamenti, denaro chiesto a familiari o amici. Quando le perdite aumentano, il giocatore può inseguire l’idea di “rifarsi”, alimentando un circolo vizioso: più perde, più gioca; più gioca, più si indebita. È qui che il DGA si intreccia con il sovraindebitamento.

Il sovraindebitamento non è semplicemente avere debiti. È l’incapacità stabile di far fronte alle obbligazioni assunte: mutuo, affitto, bollette, prestiti, rate, spese quotidiane. Nel caso del DGA, il debito non nasce solo da cattiva gestione del denaro, ma da una condotta compulsiva collegata a una patologia. Materiali giuridici e formativi sul tema evidenziano come la dipendenza da gioco determini spesso un ricorso eccessivo al credito, soprattutto credito al consumo e strumenti facilmente accessibili.

Il problema è particolarmente grave, perché l’azzardo agisce come moltiplicatore della vulnerabilità. Chi è già in difficoltà economica può vedere nel gioco una scorciatoia illusoria; chi sviluppa dipendenza può precipitare rapidamente in una crisi finanziaria. Caritas, nel Rapporto povertà 2025, inserisce esplicitamente l’azzardo tra le trappole della povertà contemporanea, insieme a fragilità abitative, energetiche, sanitarie ed educative.

Associare DGA e sovraindebitamento significa quindi cambiare prospettiva: non trattare il debitore solo come “irresponsabile”, ma riconoscere quando il debito è l’effetto di una dipendenza. Questo non elimina la responsabilità personale, ma impone una risposta integrata: cura sanitaria, protezione economica, supporto familiare, consulenza legale e percorsi di rientro dal debito.

La normativa italiana ha già riconosciuto il gioco d’azzardo patologico come ambito di prevenzione, cura e riabilitazione. Il decreto del Ministero della Salute del 16 luglio 2021 ha adottato linee di azione specifiche per garantire prestazioni rivolte alle persone affette da gioco d’azzardo patologico.

Anche sul piano giuridico, alcune decisioni e interpretazioni hanno valorizzato la presenza di una patologia clinicamente accertata nella valutazione del sovraindebitamento e dell’accesso alle procedure di esdebitazione.

La prevenzione, però, resta il nodo centrale. Servono dati pubblici tempestivi, limiti efficaci alla pubblicità e all’accessibilità del gioco, educazione finanziaria, sportelli antiusura, collaborazione tra SerD, Comuni, Caritas, fondazioni antiusura e Organismi di composizione della crisi. Senza questa rete, il giocatore patologico arriva ai servizi quando il danno è già esploso: debiti, isolamento, conflitti familiari, pignoramenti, rischio usura.

Il gioco d’azzardo, dunque, non è solo una questione individuale. È un fenomeno sociale che trasferisce miliardi dalle famiglie al sistema del gioco e, nei casi più fragili, trasforma la speranza di vincere in perdita di autonomia economica. Parlare di DGA e sovraindebitamento insieme significa riconoscere che la cura della dipendenza e la gestione del debito devono procedere nello stesso percorso. Perché non si esce davvero dal debito se non si interrompe la dipendenza che lo alimenta; e non si cura davvero la dipendenza se si lascia la persona sommersa dai debiti che quella dipendenza ha prodotto.