Caro benzina e spese aumentate

Come si compone il prezzo della benzina? E perché negli ultimi anni è aumentato così tanto

Negli ultimi mesi gli automobilisti italiani hanno assistito ad un nuovo aumento del prezzo dei carburanti. Dopo una fase di relativa stabilità, benzina e gasolio sono tornati a rincarare, spinti dalle tensioni internazionali, dalle oscillazioni del prezzo del petrolio e dalle modifiche alla fiscalità sui carburanti.

I dati del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica mostrano come il prezzo medio della benzina sia tornato a crescere nelle ultime rilevazioni mensili, mentre gli osservatori di settore registrano rialzi quasi quotidiani dei listini praticati dai distributori.

Per milioni di automobilisti ogni aumento, anche di pochi centesimi al litro, si traduce in un costo aggiuntivo per il pieno e, nel lungo periodo, in una maggiore spesa per la mobilità. Ma quali sono le ragioni di questi rincari? E soprattutto, da cosa è composto realmente il prezzo della benzina?

Molti attribuiscono gli aumenti esclusivamente al costo del petrolio, ma in realtà il prezzo finale è il risultato di un insieme di fattori che comprendono il valore della materia prima, i costi di raffinazione e distribuzione, le accise e l’Iva. Comprendere il peso di ciascuna di queste componenti aiuta a spiegare perché il prezzo alla pompa possa continuare a salire anche quando il petrolio sembra diminuire sui mercati internazionali.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il prezzo del petrolio rappresenta soltanto una parte del costo finale pagato dagli automobilisti. La formazione del prezzo della benzina è infatti il risultato della somma di diverse componenti.

La prima è naturalmente il costo della materia prima, cioè del petrolio greggio acquistato sui mercati internazionali. Il suo valore varia quotidianamente in base all’andamento della domanda mondiale, alle decisioni dei Paesi produttori riuniti nell’OPEC+, alle tensioni geopolitiche e anche al rapporto di cambio tra euro e dollaro, dal momento che il petrolio viene scambiato in valuta statunitense. Un euro più debole, ad esempio, rende automaticamente più costoso acquistare il greggio.

Una volta estratto, il petrolio deve essere raffinato per essere trasformato in benzina. A questa fase si aggiungono i costi legati al trasporto, allo stoccaggio, alla distribuzione e ai margini degli operatori della filiera. Anche questi elementi possono subire variazioni, soprattutto nei periodi in cui aumentano i prezzi dell’energia o si verificano difficoltà nella catena degli approvvigionamenti.

Sul prezzo così determinato interviene poi la componente fiscale, che in Italia continua a rappresentare una delle quote più consistenti del costo finale. Le accise sono imposte fisse applicate su ogni litro di carburante e vengono pagate indipendentemente dal prezzo del petrolio. Nel corso dei decenni sono state introdotte per finanziare emergenze di carattere nazionale, ma molte di esse sono rimaste in vigore anche dopo il venir meno delle motivazioni originarie, entrando stabilmente nel sistema fiscale. Negli ultimi anni il Governo ha avviato un percorso di riordino delle accise con l’obiettivo di ridurre gradualmente la differenza tra benzina e gasolio.

A completare il quadro fiscale si aggiunge l’Iva al 22%, che viene applicata sull’intero importo, comprese le accise. Questo significa che il consumatore paga un’imposta anche su un’altra imposta, un meccanismo spesso definito come “tassa sulla tassa” e da tempo oggetto di discussione politica.

Proprio il peso della fiscalità spiega perché il prezzo della benzina non diminuisca in modo proporzionale quando il costo del petrolio scende. Secondo le elaborazioni sui dati ufficiali del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, accise e Iva possono rappresentare oltre la metà del prezzo finale di un litro di benzina, arrivando in alcuni periodi a superare il 55 o il 60 per cento del totale.

Negli ultimi anni il prezzo dei carburanti ha registrato oscillazioni particolarmente marcate. Nel 2020, durante la fase più critica della pandemia, il prezzo medio della benzina si attestava intorno a 1,43 euro al litro. Con la ripresa dell’economia mondiale nel 2021 la domanda di petrolio è aumentata rapidamente, facendo salire il prezzo medio a circa 1,63 euro. Il vero punto di svolta è arrivato però nel 2022, quando l’invasione russa dell’Ucraina ha provocato una grave crisi energetica internazionale. Le difficoltà negli approvvigionamenti, l’aumento delle quotazioni del greggio e l’incertezza dei mercati hanno spinto il prezzo medio della benzina a circa 1,81 euro al litro, con punte superiori ai due euro.

Nel 2023 il prezzo medio è ulteriormente aumentato, raggiungendo circa 1,87 euro al litro. Successivamente si è osservata una graduale diminuzione, con una media di circa 1,82 euro nel 2024 e di 1,73 euro nel 2025. Nonostante questo lieve calo, il costo della benzina rimane comunque sensibilmente più elevato rispetto ai livelli registrati prima della pandemia. Nel complesso, tra il 2020 e il 2023 il prezzo medio è cresciuto di oltre il 30 per cento.

Il momento più critico si è verificato nel marzo 2022, quando il prezzo medio nazionale della benzina ha raggiunto circa 2,18 euro al litro, il valore più alto mai registrato in Italia. Per contenere l’impatto sugli automobilisti, il Governo introdusse allora una riduzione temporanea delle accise, misura che contribuì ad attenuare solo in parte gli effetti dell’impennata dei prezzi.