Il 17 ottobre, la Banca Centrale Europea (BCE) ha annunciato una nuova riduzione dei tassi di interesse, una mossa che avrà ripercussioni dirette sull’economia dell’eurozona e in particolare a favore delle famiglie che hanno sottoscritto mutui a tasso variabile.
Nel 2024 è il terzo taglio del 25% e segue i precedenti di giugno 2024, quando i tassi sono scesi dal 3,75% al 3,50%, e di settembre 2024 quando i tassi sono scesi al 3,25%.
Perché è stata assunta questa decisione?
L’economia dell’eurozona mostra segni di rallentamento e la riduzione dei tassi d’interesse può contribuire a contrastare la debolezza della domanda e a evitare rischi di “deflazione”, ovvero una diminuzione generale e prolungata del livello dei prezzi e dei servizi, che può avere, a lungo termine, effetti negativi sull’economia: riduzione della domanda, calo dei profitti delle aziende, aumento del peso del debito e difficoltà a rimborsare i prestiti, fino alla recessione o stagnazione economica che porterebbe a un calo della produzione e dell’occupazione.
La riduzione è stata decisa dalla BCE, come le precedenti, per stimolare l’economia, rendendo più convenienti i prestiti e agevolando famiglie e imprese a investire e spendere, per così supportare la crescita.
Quali sono gli effetti sui mutui?
Ne beneficiano quelli a tasso variabile che, a differenza di quelli a tasso fisso, hanno rate che variano nel tempo in base all’andamento di un indice di riferimento, solitamente l’Euribor, e a uno spread, un margine fisso, tasso aggiuntivo applicato dalle banche.
L’andamento dell’Euribor è collegato ai tassi interbancari che subiscono gli effetti delle decisioni della BC. Quando l’Euribor scende, come sta avvenendo, scende anche l’importo della rata mensile del mutuo. Al contrario, quando l’Euribor sale, le rate aumentano.
Quando la BCE decide di ridurre i tassi di interesse, come accaduto nel 2024, l’Euribor tende a scendere o a rimanere stabile a livelli molto bassi, abbassando così il costo dei mutui a tasso variabile.
Chi ha un mutuo a tasso variabile avrà quindi una maggiore disponibilità di liquidità.
Attenzione però. Sebbene la riduzione dei tassi sia una buona notizia per chi ha mutui a tasso variabile, bisogna tenere a mente nel lungo periodo, con la ripresa economica, la BCE potrebbe decidere di rialzare i tassi per prevenire un’eccessiva inflazione, facendo così aumentare di nuovo l’Euribor e, di conseguenza, le rate del mutuo.
Conviene passare dal tasso fisso al variabile?
Per chi sta valutando se stipulare un mutuo o rinegoziare uno esistente, il calo dei tassi potrebbe far sembrare il mutuo a tasso variabile una scelta molto attraente, grazie ai risparmi immediati sulle rate. Tuttavia, è importante considerare i rischi legati alla futura evoluzione dei tassi di interesse. Se la BCE dovesse in futuro rialzare i tassi, i mutuatari a tasso variabile si troverebbero a dover fronteggiare rate più alte.
Chi ha una maggiore tolleranza al rischio e prevede di poter affrontare un eventuale aumento delle rate potrebbe comunque trovare interessante il tasso variabile, mentre chi preferisce la sicurezza di una rata fissa e prevedibile, anche a costo di pagare un po’ di più all’inizio, potrebbe optare per il tasso fisso.







