Chi ha contemporaneamente un mutuo per la casa, un secondo mutuo e magari un finanziamento per l’automobile può trovarsi davanti a una domanda apparentemente semplice: se ho una somma disponibile, quale debito mi conviene rimborsare per primo? La risposta non è necessariamente quello con il tasso più alto. Per decidere bene bisogna considerare insieme almeno quattro elementi: tasso d’interesse, capitale residuo, durata residua e benefici fiscali. A questi si aggiunge un’altra scelta fondamentale: utilizzare l’estinzione parziale per ridurre la rata oppure per accorciare la durata del finanziamento.
Il principio di partenza: gli interessi futuri si possono evitare
Quando paghiamo una rata, una parte restituisce il capitale ricevuto e un’altra remunera il finanziatore attraverso gli interessi.Gli interessi vengono progressivamente calcolati sul debito ancora da restituire. Per questo un rimborso anticipato del capitale può avere un effetto importante: la somma restituita oggi non produrrà più gli interessi che avrebbe generato negli anni successivi.Nel credito ai consumatori — categoria nella quale rientrano molti finanziamenti per l’acquisto dell’auto — come per il mutuo, il consumatore ha diritto al rimborso anticipato, totale o parziale, e alla conseguente riduzione del costo totale del credito secondo quanto riportato dal contratto e dalla documentazione precontrattuale.Ma attenzione: una somma rimborsata oggi a seguito di un’estinzione anticipata parziale non produce lo stesso risparmio su tutti i finanziamenti.Come si può risparmiare? Di seguito alcuni suggerimenti ed esempi pratici.
Non guardare soltanto il tasso
Immaginiamo un consumatore con tre debiti:
- un finanziamento auto con meno di due anni alla scadenza;
- un piccolo mutuo al 3,49% con circa sette anni residui;
- un secondo mutuo al 4,64% con oltre vent’anni ancora da pagare.
Potrebbe sembrare naturale concentrarsi sul finanziamento auto, soprattutto se il suo tasso è superiore a quello del primo mutuo. Ma manca una variabile fondamentale: il tempo. Un capitale che sarebbe comunque stato restituito fra un anno o due ha poco tempo per produrre altri interessi. Un capitale destinato a rimanere finanziato per quindici o vent’anni può invece generarne molti. La Banca d’Italia sintetizza bene il principio: a parità di importo e tipo di tasso, una durata maggiore comporta complessivamente più interessi, anche se permette di avere una rata più bassa. Per questo, prima di effettuare un’estinzione anticipata, è quindi necessario valutare non solo il tasso ma anche e soprattutto la durata.
Altra questione: ridurre la rata o ridurre la durata?
Supponiamo di avere €3.000 disponibili e di utilizzarli per un’estinzione anticipata parziale.Se il contratto e la banca lo consentono, possono presentarsi due strategie.Prima strategia: mantenere la scadenza e ridurre la rata.
Il capitale diminuisce, il finanziamento termina alla stessa data e il nuovo piano prevede pagamenti mensili inferiori.Questa soluzione può essere indicata per una famiglia che vuole aumentare immediatamente il proprio reddito disponibile mensile.Seconda strategia: mantenere una rata simile e accorciare la durata.
Si continua a sostenere sostanzialmente lo stesso esborso mensile, ma il debito viene estinto prima.Se l’obiettivo prioritario è minimizzare gli interessi complessivamente pagati, questa seconda soluzione tende a essere molto più efficace, perché elimina un certo numero di rate future e quindi anche gli interessi che sarebbero maturati durante quel periodo.
La scelta, dunque, dipende dall’obiettivo. Se il problema è: “La somma delle mie rate mensili è diventata troppo pesante”, può avere senso privilegiare la riduzione delle rate. Se invece la domanda è: “Come posso spendere meno possibile in interessi?”, è opportuno verificare quanto si guadagna mantenendo la rata e riducendo la durata.
Attenzione alle detrazioni fiscali
Un ulteriore elemento spesso dimenticato riguarda il trattamento fiscale degli interessi.Quando ricorrono le condizioni previste dalla normativa per il mutuo ipotecario relativo all’acquisto dell’abitazione principale, gli interessi passivi e alcuni oneri accessori possono beneficiare di una detrazione IRPEF del 19%, entro il limite previsto dalla legge. Per l’acquisto dell’abitazione principale, la disciplina richiamata dall’Agenzia delle Entrate prevede attualmente un importo massimo di € 4.000 sul quale calcolare la detrazione.
Un metodo pratico per decidere
Chi dispone, ad esempio, di € 3.000, € 5.000 o € 10.000 e ha diversi finanziamenti può chiedere a ciascun intermediario due simulazioni di estinzione anticipata parziale:A. stessa scadenza, rata più bassa;
B. rata invariata o simile, durata più breve.
Per ogni debito è utile annotare: capitale residuo → tasso → mesi/anni residui → interessi ancora da pagare → beneficio fiscale → eventuali costi di estinzione → interessi risparmiati con il versamento.
A quel punto si può costruire un indicatore molto intuitivo: interessi netti risparmiati ÷ capitale versato anticipatamente.
Se, per esempio, € 3.000 destinati a un finanziamento consentono di evitare € 250 di costo netto, mentre gli stessi € 3.000 destinati a un altro debito permettono di evitarne € 1.500, la seconda destinazione è finanziariamente molto più efficiente.
Non bisogna però dimenticare la liquidità. Non usare tutta la liquidità soltanto perché si risparmiano interessi. L’estinzione anticipata produce un beneficio certo: elimina un costo futuro. Ma il denaro utilizzato per rimborsare il debito non è più disponibile sul conto corrente. Una famiglia che possiede € 10.000 di risparmi e ne utilizza € 9.000 per abbattere un mutuo potrebbe ritrovarsi con pochissimo margine per un guasto all’auto, una spesa sanitaria, una riparazione della casa o una temporanea riduzione del reddito. Il calcolo finanziario deve quindi essere accompagnato da una valutazione della riserva di emergenza. Prima di effettuare rimborsi anticipati importanti è prudente domandarsi quanto denaro debba rimanere immediatamente disponibile per affrontare gli imprevisti senza essere costretti, magari pochi mesi dopo, a chiedere un nuovo prestito a condizioni peggiori.







